Ad esempio, ieri sera ho parlato di più. Eppure oggi mi sento a disagio per averlo fatto, come avessi reagito a scoppio ritardato ad un mio sorprendente miglioramento nelle relazioni sociali che mi rendono particolarmente imbarazzata.
Mi sento davvero..."blah". Non trovo altri termini adatti a descrivere meglio questo totale... "blah".
Perché, mi chiedo, è tanto difficile ormai essere cristallini? È una questione di istinto quella di evitare totalmente la genuinità? Voglio dire, chi diavolo ha insegnato ai ragazzini a trattare male quelle che gli piacevano, ad esempio?! Quale cervello bacato ha avuto questa malsana idea? Istinto un cazzo.
Chi è che ci ha insegnato a fingere di andare d'accordo con qualcuno per quieto vivere, invece di dirgli direttamente in faccia "ehi, ma vinci un premio per la stronzaggine?". Preservazione un cazzo.
Che poi alla fine, è vero che ultimamente siamo tutti propensi ad una socialità fasulla.
sabato 15 dicembre 2012
Corale
Un giorno prendi il tuo computer, cominci i soliti voli pindarici sul web, scorri pagine e pagine di nulla e vite di altri, e poi ti imbatti nella vita di un ragazzo della tua età e ritorna quella sensazione di fallimento totale. Ascolti la sua musica ed è splendida, piena di sensazioni e sentimento e storie da raccontare. Storie che tu non hai vissuto, quindi non puoi capire né conoscere, ma che non possono non piacerti.
Quel ragazzo ha 22 anni, come me: suona da quando era bambino, ama suonare e ha spinto al massimo per arrivare dove sta riuscendo ad arrivare. È stato ammesso in scuole prestigiose di New York, alla Berklee, ha vinto premi su premi e continuerà a vincerli perché se li merita tutti.
Leggo di tutte queste esperienze di vita vissuta in quei soli 22 anni: guardo i miei 22 anni di vita e mi sento indietro come se stessi ancora in panciolle, a mangiare attraverso il cordone ombelicale della placenta gentilmente concessami da mia madre. Sento di non aver fatto abbastanza e di dover fare ancora troppo. Passo le giornate a scrivere di vite di altri, di musicisti che non conosco neanche bene e che devo imparare ancora a conoscere. Ho scaffali di libri che devo leggere da anni, e se ne è da poco aggiunto uno di 1000 e passa pagine. Sto per laurearmi in una triennale che non mi ha dato molto, e ho tante di quelle aspirazioni per la testa che neanche ti immagini.
Eppure, a volte, mi rendo conto di avere tutte queste aspirazioni perché mi piacerebbe essere brava, davvero, in qualcosa di specifico: mi piacerebbe avere il talento da sceneggiatrice di Amy Sherman-Palladino o la conoscenza musicale di Lane (ché anche se non esiste, so che c'è qualcuno che ne sa quanto lei e di più e quel qualcuno ancora non sono io). Mi piacerebbe suonare e sapere di cosa si parla, come tutti i musicisti che ho imparato a conoscere in questi due anni di vita insieme ad uno di loro. Io non sono una batterista. Io non sono una pianista. Sono un'aspirante tale (in entrambi i campi) da anni, perché continuo a caricarmi di aspirazioni e di "da grande vorrei essere", senza mai soffermarmi davvero su niente. Il pensiero di lasciare tutto quello che ho iniziato, ma allo stesso tempo la consapevolezza di avere iniziato tutto senza dargli la minima possibilità di durare nel tempo, mi convincono ancora di più del fatto che è arrivato il momento di cambiare un po' tutto. Poche aspirazioni, quelle giuste. E tutta la passione per farle durare. E quella non manca proprio.
Mi sono stancata della superficialità della mia vita.
Ringrazio per il vomito di parole e l'incoraggiamento inconsapevole: http://www.enricozanisi.com/bio.html
Quel ragazzo ha 22 anni, come me: suona da quando era bambino, ama suonare e ha spinto al massimo per arrivare dove sta riuscendo ad arrivare. È stato ammesso in scuole prestigiose di New York, alla Berklee, ha vinto premi su premi e continuerà a vincerli perché se li merita tutti.
Leggo di tutte queste esperienze di vita vissuta in quei soli 22 anni: guardo i miei 22 anni di vita e mi sento indietro come se stessi ancora in panciolle, a mangiare attraverso il cordone ombelicale della placenta gentilmente concessami da mia madre. Sento di non aver fatto abbastanza e di dover fare ancora troppo. Passo le giornate a scrivere di vite di altri, di musicisti che non conosco neanche bene e che devo imparare ancora a conoscere. Ho scaffali di libri che devo leggere da anni, e se ne è da poco aggiunto uno di 1000 e passa pagine. Sto per laurearmi in una triennale che non mi ha dato molto, e ho tante di quelle aspirazioni per la testa che neanche ti immagini.
Eppure, a volte, mi rendo conto di avere tutte queste aspirazioni perché mi piacerebbe essere brava, davvero, in qualcosa di specifico: mi piacerebbe avere il talento da sceneggiatrice di Amy Sherman-Palladino o la conoscenza musicale di Lane (ché anche se non esiste, so che c'è qualcuno che ne sa quanto lei e di più e quel qualcuno ancora non sono io). Mi piacerebbe suonare e sapere di cosa si parla, come tutti i musicisti che ho imparato a conoscere in questi due anni di vita insieme ad uno di loro. Io non sono una batterista. Io non sono una pianista. Sono un'aspirante tale (in entrambi i campi) da anni, perché continuo a caricarmi di aspirazioni e di "da grande vorrei essere", senza mai soffermarmi davvero su niente. Il pensiero di lasciare tutto quello che ho iniziato, ma allo stesso tempo la consapevolezza di avere iniziato tutto senza dargli la minima possibilità di durare nel tempo, mi convincono ancora di più del fatto che è arrivato il momento di cambiare un po' tutto. Poche aspirazioni, quelle giuste. E tutta la passione per farle durare. E quella non manca proprio.
Mi sono stancata della superficialità della mia vita.
Ringrazio per il vomito di parole e l'incoraggiamento inconsapevole: http://www.enricozanisi.com/bio.html
mercoledì 26 settembre 2012
"I only stick with you, because there are no others"
Da questo continuare ad interessarsi in modo finto l'uno dell'altro, ne intuisco che avete una gran paura di restare soli, o di non ricevere tutte le attenzioni che ricevevate quando quell'interesse era genuino.
Dal leggere che voi, gente che pubblica ancora quelle liste di domande a cui, da adolescente, chiunque voleva tanto rispondere pubblicamente, ché nella vita normale nessuno ti chiede queste cose -"il tuo primo bacio? qual è stata l'ultima volta che hai pianto?" - ne intuisco che avete un dannato bisogno di risultare interessanti agli occhi degli estranei, perché probabilmente non lo siete più (o non lo siete mai stati) agli occhi di chi vi conosce bene.
Dal vedere, infine, che scrivete frasi del tipo "mi sono persa un concertone, che rosicata!", quando siamo tutti a conoscenza del fatto che, al di là delle canzoni più famose, non ne avete mai sentito parlare, ne intuisco che vi siete resi conto che le attenzioni saranno tutte rivolte a quel gruppo, per almeno una settimana, e dato che non volete assolutamente perderle, avete bisogno di far vedere al mondo che anche voi condividete e apprezzate quello che apprezzano tutti.
Allora, mi sorge spontanea una domanda: ma voi, in tutto ciò, non provate un po' di pena per voi stessi, sapendo che tutto ciò di cui avete bisogno è l'approvazione degli altri?
Dal leggere che voi, gente che pubblica ancora quelle liste di domande a cui, da adolescente, chiunque voleva tanto rispondere pubblicamente, ché nella vita normale nessuno ti chiede queste cose -"il tuo primo bacio? qual è stata l'ultima volta che hai pianto?" - ne intuisco che avete un dannato bisogno di risultare interessanti agli occhi degli estranei, perché probabilmente non lo siete più (o non lo siete mai stati) agli occhi di chi vi conosce bene.
Dal vedere, infine, che scrivete frasi del tipo "mi sono persa un concertone, che rosicata!", quando siamo tutti a conoscenza del fatto che, al di là delle canzoni più famose, non ne avete mai sentito parlare, ne intuisco che vi siete resi conto che le attenzioni saranno tutte rivolte a quel gruppo, per almeno una settimana, e dato che non volete assolutamente perderle, avete bisogno di far vedere al mondo che anche voi condividete e apprezzate quello che apprezzano tutti.
Allora, mi sorge spontanea una domanda: ma voi, in tutto ciò, non provate un po' di pena per voi stessi, sapendo che tutto ciò di cui avete bisogno è l'approvazione degli altri?
martedì 18 settembre 2012
Preserve your memories, they're all that's left you.
Ricordo benissimo quel polipo che volava sul tavolo, e tutte le volte che ho rivisto quella scena, perché non mi stancava mai. Ricordo Paul McCartney in macchina, e la mia richiesta fissa per "HOPPENLIVERENCE!" - ché a cinque anni già parlavo inglese come 'na spada. Ricordo che mi piaceva tantissimo la musica jazz dei primi anni '20, quando papà la metteva a tutto volume e non riuscivo a starmi ferma sul seggiolone, mentre i miei nonni non riuscivano a non ridere.
Ricordo brian, aj, kevin, nick e howie e la paura che mi faceva quel video che alle mie sorelle piaceva tanto; e chi si dimentica la polaroid rosa shocking e tutte le foto scattate agli angoli di casa, giusto per usarla. Ricordo le scintille di Chris, il suo segnale d'allarme, il suo ci vediamo presto, e le ginocchia che cedevano mentre la ascoltavo con andrea al st.giles. Per non parlare della sveglia sempre uguale per tre anni e passa.
Ricordo la pelle d'oca al cervello quando ho sentito Stairway To Heaven e Baba O'Riley, e i loop quotidiani a scapito della pazienza delle mie sorelle. Ricordo la sensazione di respirare meglio solo sentendo Federico, e il sentire mia la frase scrivono tutti canzoni d'amore, ma non per me.
Ricordo quel disco preso a Londra, e walking after you in special modo, prima che se ne appropriassero altri. Ricordo, ancora col sorriso, quegli auricolari e quel lettore mp3 che mi fecero sperare in qualcosa di più, e quel concerto in cui ho riascoltato le estati che volano via.
Ricordo, come fosse ieri, l'unica volta che ho regalato una pagina dal mio quaderno degli scarabocchi scolastici, su cui avevo scritto if the sun refuses to shine, I don't mind , e quel concerto in cui mi sono sentita tanto distante, ma credevo che questa fosse rivolta a me. Ricordo quelle piume sul respiro, e l'odio provato riascoltandole subito dopo essere stata lasciata con un lucchetto al collo, con un crollo psicofisico accompagnato da what if I do.
Non mi scorderò mai la voce di al green e la lacrimuccia che mi scende ogni volta che la riascolto, ché la sento anche io, ancora, quella brezza. E neanche la prima volta che ho suonato una canzone alla batteria.
Ricordo la voce del Conte che mi faceva scoprire all day and all of the night, e Gino ed Ernesto, che mi facevano ritrovare la mia strada vicino al fiume.
Ricordo la gioia immensa e la voglia di saltare fino a che non mi si fosse logorata tutta la colonna vertebrale, e la lisztomania del 15 marzo, che mi invadeva il corpo dopo aver preso la patente.
Ricordo il nuovo significato assunto da don't let me down , il giorno che l'ho suonata assieme a te, in un posto diverso, e il fatto che non mi entrava proprio in testa l'idea che potessi piacerti sul serio. E quella gioia di stare lì, semplicemente a parlare e ad ascoltare kurt, sperando che succedesse qualcosa, ma allo stesso tempo temendo che non sarebbe mai successo niente. Come il giorno che sono tornata a casa e, appena parcheggiata la macchina, è partita house of cards. E nemmeno io volevo esserti amica: volevo semplicemente amarti.
E dopo tutto questo, ricordo il silenzio.
Il giorno che è morto nonno e avevo paura di toccarlo; la prima volta che ho visto mamma piangere; e quella in cui ho visto Ben, come l'ultima in cui ho visto Emily; ricordo quando siamo rimasti a casa, il primo Natale senza i parenti in giro, che prima detestavamo ed ora sembrava così vuoto e privo di gioia; quando non avevamo più nulla da dirci, dopo 2 mesi di parole, e allora ti sei girato e mi hai detto ok, sto per fare una cosa che se non ti va, dimmelo subito.
E chissà se arriverà mai il giorno in cui te lo dirò.
Io non credo proprio.
Tu che dici, Ray?
Io dico che non c'è nulla di cui vergognarsi, se mi piace questa versione e voglio concludere così:
Ricordo brian, aj, kevin, nick e howie e la paura che mi faceva quel video che alle mie sorelle piaceva tanto; e chi si dimentica la polaroid rosa shocking e tutte le foto scattate agli angoli di casa, giusto per usarla. Ricordo le scintille di Chris, il suo segnale d'allarme, il suo ci vediamo presto, e le ginocchia che cedevano mentre la ascoltavo con andrea al st.giles. Per non parlare della sveglia sempre uguale per tre anni e passa.Ricordo la pelle d'oca al cervello quando ho sentito Stairway To Heaven e Baba O'Riley, e i loop quotidiani a scapito della pazienza delle mie sorelle. Ricordo la sensazione di respirare meglio solo sentendo Federico, e il sentire mia la frase scrivono tutti canzoni d'amore, ma non per me.
Ricordo quel disco preso a Londra, e walking after you in special modo, prima che se ne appropriassero altri. Ricordo, ancora col sorriso, quegli auricolari e quel lettore mp3 che mi fecero sperare in qualcosa di più, e quel concerto in cui ho riascoltato le estati che volano via.
Ricordo, come fosse ieri, l'unica volta che ho regalato una pagina dal mio quaderno degli scarabocchi scolastici, su cui avevo scritto if the sun refuses to shine, I don't mind , e quel concerto in cui mi sono sentita tanto distante, ma credevo che questa fosse rivolta a me. Ricordo quelle piume sul respiro, e l'odio provato riascoltandole subito dopo essere stata lasciata con un lucchetto al collo, con un crollo psicofisico accompagnato da what if I do.
Non mi scorderò mai la voce di al green e la lacrimuccia che mi scende ogni volta che la riascolto, ché la sento anche io, ancora, quella brezza. E neanche la prima volta che ho suonato una canzone alla batteria.
Ricordo la voce del Conte che mi faceva scoprire all day and all of the night, e Gino ed Ernesto, che mi facevano ritrovare la mia strada vicino al fiume.
Ricordo la gioia immensa e la voglia di saltare fino a che non mi si fosse logorata tutta la colonna vertebrale, e la lisztomania del 15 marzo, che mi invadeva il corpo dopo aver preso la patente.
Ricordo il nuovo significato assunto da don't let me down , il giorno che l'ho suonata assieme a te, in un posto diverso, e il fatto che non mi entrava proprio in testa l'idea che potessi piacerti sul serio. E quella gioia di stare lì, semplicemente a parlare e ad ascoltare kurt, sperando che succedesse qualcosa, ma allo stesso tempo temendo che non sarebbe mai successo niente. Come il giorno che sono tornata a casa e, appena parcheggiata la macchina, è partita house of cards. E nemmeno io volevo esserti amica: volevo semplicemente amarti.
E dopo tutto questo, ricordo il silenzio.
Il giorno che è morto nonno e avevo paura di toccarlo; la prima volta che ho visto mamma piangere; e quella in cui ho visto Ben, come l'ultima in cui ho visto Emily; ricordo quando siamo rimasti a casa, il primo Natale senza i parenti in giro, che prima detestavamo ed ora sembrava così vuoto e privo di gioia; quando non avevamo più nulla da dirci, dopo 2 mesi di parole, e allora ti sei girato e mi hai detto ok, sto per fare una cosa che se non ti va, dimmelo subito.
E chissà se arriverà mai il giorno in cui te lo dirò.
Io non credo proprio.
Tu che dici, Ray?
Io dico che non c'è nulla di cui vergognarsi, se mi piace questa versione e voglio concludere così:
domenica 16 settembre 2012
Bookends
Non ne ho idea. Sul serio, credo non ce la possa avere nessuno.
Non so che cosa voglia significare il finale de Il Laureato, credo solo che sia triste, e mi rende parecchio inquieta. Ogni volta che lo rivedo, mi chiedo se ce la faranno, se riusciranno a rendere quelle incertezze delle certezze, e a vivere come sembra desiderino (perché, in realtà, non sono affatto sicura che vogliano stare insieme per davvero). E poi mi giro, ti guardo e penso "e noi ce la faremo a scappare? Riusciremo a farci forza a vicenda?". E ho paura di ritrovarmi come loro, a ridere per la felicità, per poi lasciarmi prendere dal panico e da domande del tipo e adesso?
Abbiamo entrambi bisogno di certezze e non vogliamo piegarci ad una vita normale, di quelle che sembrano fatte con lo stampino. E io credo (e spero) che riusciremo a far sì che quello per cui stiamo dedicando forze ed energie diventi la nostra personale vita normale.
Però devi guardarmi anche tu, quando mi volto verso di te e cerco appoggio, non fare come Ben.
Ti prego.
Non so che cosa voglia significare il finale de Il Laureato, credo solo che sia triste, e mi rende parecchio inquieta. Ogni volta che lo rivedo, mi chiedo se ce la faranno, se riusciranno a rendere quelle incertezze delle certezze, e a vivere come sembra desiderino (perché, in realtà, non sono affatto sicura che vogliano stare insieme per davvero). E poi mi giro, ti guardo e penso "e noi ce la faremo a scappare? Riusciremo a farci forza a vicenda?". E ho paura di ritrovarmi come loro, a ridere per la felicità, per poi lasciarmi prendere dal panico e da domande del tipo e adesso?
Abbiamo entrambi bisogno di certezze e non vogliamo piegarci ad una vita normale, di quelle che sembrano fatte con lo stampino. E io credo (e spero) che riusciremo a far sì che quello per cui stiamo dedicando forze ed energie diventi la nostra personale vita normale.
Però devi guardarmi anche tu, quando mi volto verso di te e cerco appoggio, non fare come Ben.
Ti prego.
sabato 15 settembre 2012
I'm better than this
Già, che cos'erano?
Me lo chiedo anche io, caro Eddie.
Erano semplici, dolci illusioni che si condividono con piacere?
O erano quelle cose che dici e fai perché te lo puoi permettere, quando hai 18 anni?
Cos'erano quei sogni, ti chiedi, che condividevamo assieme tanti anni fa.
Cos'erano quei progetti fatti, lasciati in mezzo alla strada dietro di noi.
Ché pure io sono solo un poro essere umano, come tutti.
E non c'è niente da fa, quando la becchi quella giusta è la fine.
Basta, oggi voglio crogiolarmi nella tua voce, caro Eddie.
Sussurrami nell'orecchio tutto ciò che vuoi, e dammi qualcosa che riecheggi nel mio ignoto futuro.
Me lo chiedo anche io, caro Eddie.
Erano semplici, dolci illusioni che si condividono con piacere?
O erano quelle cose che dici e fai perché te lo puoi permettere, quando hai 18 anni?
Cos'erano quei sogni, ti chiedi, che condividevamo assieme tanti anni fa.
Cos'erano quei progetti fatti, lasciati in mezzo alla strada dietro di noi.
Ché pure io sono solo un poro essere umano, come tutti.
E non c'è niente da fa, quando la becchi quella giusta è la fine.
Basta, oggi voglio crogiolarmi nella tua voce, caro Eddie.
Sussurrami nell'orecchio tutto ciò che vuoi, e dammi qualcosa che riecheggi nel mio ignoto futuro.
giovedì 13 settembre 2012
It's always darkest before the dawn
Aspetto il giorno in cui riprenderò in mano l'ipod, lo collegherò al pc e cancellerò tutta quella musica che tenevo soltanto per gli altri, perché andasse bene a tutti quello che sentivo.
Aspetto di mettere tutti i libri dell'università nel terzo ripiano della mia libreria, quello più alto, per poi riprenderli da adulta nostalgica e sorridere delle mirabolanti avventure universitarie, magari realizzata di come sono riuscita a farle evolvere in qualcosa di più simile a quello che ho in testa.
Aspetto di raccogliere tutte le mie energie, prendere quel sacchetto con su scritto 'progettorisparmiperunavitamigliore' , che dovrà essere pieno, e andare dove sento di appartenere.
Aspetto quel momento in cui realizzerò di non volere più conservare dei rapporti di facciata per mantenere lo stato della mia vita sociale ad un livello convenzionalmente dignitoso.
Aspetto la fine di questa canzone, per andare a ripassare e per ritrovare un bel sorrisone post apatia da nuvole.
Aspetto di mettere tutti i libri dell'università nel terzo ripiano della mia libreria, quello più alto, per poi riprenderli da adulta nostalgica e sorridere delle mirabolanti avventure universitarie, magari realizzata di come sono riuscita a farle evolvere in qualcosa di più simile a quello che ho in testa.
Aspetto di raccogliere tutte le mie energie, prendere quel sacchetto con su scritto 'progettorisparmiperunavitamigliore' , che dovrà essere pieno, e andare dove sento di appartenere.
Aspetto quel momento in cui realizzerò di non volere più conservare dei rapporti di facciata per mantenere lo stato della mia vita sociale ad un livello convenzionalmente dignitoso.
Aspetto la fine di questa canzone, per andare a ripassare e per ritrovare un bel sorrisone post apatia da nuvole.
Regrets collect like old friends
Here to relive your darkest moments
I can see no way, I can see no way
And all of the ghouls come out to play
Here to relive your darkest moments
I can see no way, I can see no way
And all of the ghouls come out to play
And every demon wants his pound of flesh
But I like to keep some things to myself
I like to keep my issues drawn
It’s always darkest before the dawn
But I like to keep some things to myself
I like to keep my issues drawn
It’s always darkest before the dawn
martedì 11 settembre 2012
So I'll Just Write Some Love To You
Riempimi le pieghe dei polpastrelli della tua polvere, fino a farmi le dita nere come le tue.
Te le ho ristrette ieri: le ho strette alle mie, forte della nostalgia che provavo da tre mesi. Tre mesi lontano, perché non potevo più ascoltarti, non ce la facevo. Mi faceva male il pensiero di doverti ascoltare solo in parte, per la mia incapacità di essere multi-tasking e perché ci sono troppe cose che purtroppo, mi dispiace dirlo, hanno la priorità. Scusami, scusami se non posso essere presente sempre, se ti permetto solo di parlare piano perché ho paura dell'effetto che potrebbe farmi se alzassi la voce, se mi dicessi che sto buttando al vento due anni di studio per concludere una infelice carriera accademica.
Ti chiedo solo di aspettarmi, perché ci sarà un momento in cui sederò davanti a te, ti guarderò intensamente, e crolleranno tutti i castelli di carte e limitazioni che mi sono costruita in questi mesi.
Nel frattempo, al diavolo le false amicizie, al diavolo la sensazione che mi state tutti prendendo per il culo, e al diavolo chi non capisce che non sono cambiata per colpa di una persona, ma sono cambiata grazie ad una persona.
Te le ho ristrette ieri: le ho strette alle mie, forte della nostalgia che provavo da tre mesi. Tre mesi lontano, perché non potevo più ascoltarti, non ce la facevo. Mi faceva male il pensiero di doverti ascoltare solo in parte, per la mia incapacità di essere multi-tasking e perché ci sono troppe cose che purtroppo, mi dispiace dirlo, hanno la priorità. Scusami, scusami se non posso essere presente sempre, se ti permetto solo di parlare piano perché ho paura dell'effetto che potrebbe farmi se alzassi la voce, se mi dicessi che sto buttando al vento due anni di studio per concludere una infelice carriera accademica.
Ti chiedo solo di aspettarmi, perché ci sarà un momento in cui sederò davanti a te, ti guarderò intensamente, e crolleranno tutti i castelli di carte e limitazioni che mi sono costruita in questi mesi.
Nel frattempo, al diavolo le false amicizie, al diavolo la sensazione che mi state tutti prendendo per il culo, e al diavolo chi non capisce che non sono cambiata per colpa di una persona, ma sono cambiata grazie ad una persona.
Open your eyes
Before it's too late
sabato 8 settembre 2012
bah, vabbe
La cosa fondamentalmente assurda è che, da un momento all'altro, le cose che ieri mi facevano ridere oggi mi fanno pena. Per me, perché ridevo tanto da non capirne neanche il motivo. E ora mi sembra tutto una gigantesca nuvola, di quelle che ti si piazzano sulla testa e non ti lasciano finché non sorridi, e allora fanno piovere. Tipo un vecchio film di Chaplin o Buster Keaton: fino all'ultimo si trascinano verso un insolito susseguirsi di eventi negativi, eppure basta fare qualche smorfia e sono di nuovo in piedi. Sai che c'è? C'è che vedo sempre tutte quelle facce, e ricordo quelle giornate a villa o a casa di dav a non fare niente. Ricordo tutto molto bene, ma sembra così lontano e diverso da come lo vedevo in quei momenti, che tanto vale fare spallucce e ascoltare Nina.
Sono molto contenta che voi siate contenti delle vostre vite perfette per facebook, e delle mille foto da far vedere al mondo, perché devono sapere che voi viaggiate e siete cittadini di quel mondo. Non è sarcasmo, sono contenta sul serio. Ma la prossima volta che vi cancellate, per favore, evitate di dire "perché io non ce la facevo più, cioè, tutti che ti guardano il profilo", come se non vi facesse tanto, ma tanto piacere.
In tutto questo andare e tornare, ho capito una cosa: se devi fingere che vada tutto bene, tanto vale restare in contatto anche con chi ti ha fatto a pezzi verbalmente, almeno così avrai l'approvazione degli altri. Se ti è rimasta un po' di integrità - non mentalmente, parlo proprio del tuo corpo, se hai ancora qualche pezzo ancora integro dopo tutti quei vomiti orrendi di parole - e coerenza, e desiderio di fiducia reciproca, e certezze sbiadite, allora lascia perdere. Questa razza di gente, la vedrai ricomparire solo quando ti accadrà qualcosa di davvero brutto, e loro vorranno far finta di tenerci e di volerti stare vicino. Sai no?! Se morissi adesso e non potessi più parlare e difendermi, sono sicura che si farebbero tutti vivi (BUAHAHAHAH.. ), e sarebbero tutti pronti a descrivermi. E a quel punto io vorrei tanto diventare uno zombie.
Forse dovrei farne anche io una cronistoria, di tutte quelle foto che ho staccato dalla bacheca. Almeno avrebbe ancora senso tenersele.
Secondo me Aretha voleva chiamarla:"Na Catena De Stronzi", e comunque Joe è più cattivo:
Sono molto contenta che voi siate contenti delle vostre vite perfette per facebook, e delle mille foto da far vedere al mondo, perché devono sapere che voi viaggiate e siete cittadini di quel mondo. Non è sarcasmo, sono contenta sul serio. Ma la prossima volta che vi cancellate, per favore, evitate di dire "perché io non ce la facevo più, cioè, tutti che ti guardano il profilo", come se non vi facesse tanto, ma tanto piacere.
In tutto questo andare e tornare, ho capito una cosa: se devi fingere che vada tutto bene, tanto vale restare in contatto anche con chi ti ha fatto a pezzi verbalmente, almeno così avrai l'approvazione degli altri. Se ti è rimasta un po' di integrità - non mentalmente, parlo proprio del tuo corpo, se hai ancora qualche pezzo ancora integro dopo tutti quei vomiti orrendi di parole - e coerenza, e desiderio di fiducia reciproca, e certezze sbiadite, allora lascia perdere. Questa razza di gente, la vedrai ricomparire solo quando ti accadrà qualcosa di davvero brutto, e loro vorranno far finta di tenerci e di volerti stare vicino. Sai no?! Se morissi adesso e non potessi più parlare e difendermi, sono sicura che si farebbero tutti vivi (BUAHAHAHAH.. ), e sarebbero tutti pronti a descrivermi. E a quel punto io vorrei tanto diventare uno zombie.
Forse dovrei farne anche io una cronistoria, di tutte quelle foto che ho staccato dalla bacheca. Almeno avrebbe ancora senso tenersele.
Secondo me Aretha voleva chiamarla:"Na Catena De Stronzi", e comunque Joe è più cattivo:
venerdì 24 agosto 2012
La ginnastica del circo paradisiaco
Lottare tra la paura di andare da sola e l'assoluta insicurezza di fronte a tutte quelle facce che un tempo conoscevo. Una, in particolare, che ricorda un trilione di eventi, abbracci e tanto affetto. Cercare nello stomaco l'indifferenza, il distacco e la forza per sorridere senza far vedere al mondo tutto quello che c'è dietro quei 32 denti.
E poi ritorna alla mente la gymnopedienumerouno di Satie e squarcia questa mattina di pensieri.
Mi vedo già lì, a vagare tra la folla con la sensazione di non sapere con chi parlare e che cosa dire, con un pacchetto di sigarette comprato per l'occasione, di quelli che prendi solo per uniformarti alla media e socializzare. gli unici che compro io. Sono pronta a sfoderare tutte le banalità che conosco!
questo è per l'insicurezza:
e questo è per il circo massimo di domani sera:
Battiamo le mani, tutti insieme dai!
E poi ritorna alla mente la gymnopedienumerouno di Satie e squarcia questa mattina di pensieri.
Mi vedo già lì, a vagare tra la folla con la sensazione di non sapere con chi parlare e che cosa dire, con un pacchetto di sigarette comprato per l'occasione, di quelli che prendi solo per uniformarti alla media e socializzare. gli unici che compro io. Sono pronta a sfoderare tutte le banalità che conosco!
questo è per l'insicurezza:
e questo è per il circo massimo di domani sera:
Battiamo le mani, tutti insieme dai!
mercoledì 8 agosto 2012
What's missing
Mi mancano i dischi: mi manca prenderne le custodie in mano per scegliere quali portarmi a casa e ascoltare e mi manca andare in un negozio per comprare i dvd solo dei film che lo meritano.
Mi manca stare seduta su una roccia a guardare il mare, arrivare in cima alla montagna per vedere i gabbiani, vedere la marea che arriva fino alle torri di Mont Saint Michel, mentre la spiaggia viene ricoperta da uno strato immenso di acqua.
Mi manca scrivere sul diario, e rileggerne il contenuto di momenti e ricordi che credevo di dover conservare; e mi manca quell'idea di sabato che hai solo quando vai a scuola, quando tutte le tue speranze e le tue organizzazioni confluiscono in quell'unico giorno.
Mi mancano i vagabondaggi, le uscite senza meta e improvvisate, le montagne russe degli Universal Studios, le strade giganti americane.
Mi manca credere di poter, un giorno, diventare regista o sceneggiatrice e sognare di mostrare al mondo quanto valgo, se valgo.
Mi mancano le organizzazioni di viaggi impossibili, verso mete lontane, e il desiderio di andare in Jamaica per salvarla dal male, chissà con quali forze.
Mi manca suonare tutti i giorni, avere tempo di pensare a cosa fare il giorno dopo.
Mi manca saper parlare inglese senza la paura di sbagliare ogni tre secondi e mi manca quella meravigliosa sensazione di indipendenza provata a Londra o a Valencia.
Eh vabbe!
Mi manca stare seduta su una roccia a guardare il mare, arrivare in cima alla montagna per vedere i gabbiani, vedere la marea che arriva fino alle torri di Mont Saint Michel, mentre la spiaggia viene ricoperta da uno strato immenso di acqua.
Mi manca scrivere sul diario, e rileggerne il contenuto di momenti e ricordi che credevo di dover conservare; e mi manca quell'idea di sabato che hai solo quando vai a scuola, quando tutte le tue speranze e le tue organizzazioni confluiscono in quell'unico giorno.
Mi mancano i vagabondaggi, le uscite senza meta e improvvisate, le montagne russe degli Universal Studios, le strade giganti americane.
Mi manca credere di poter, un giorno, diventare regista o sceneggiatrice e sognare di mostrare al mondo quanto valgo, se valgo.
Mi mancano le organizzazioni di viaggi impossibili, verso mete lontane, e il desiderio di andare in Jamaica per salvarla dal male, chissà con quali forze.
Mi manca suonare tutti i giorni, avere tempo di pensare a cosa fare il giorno dopo.
Mi manca saper parlare inglese senza la paura di sbagliare ogni tre secondi e mi manca quella meravigliosa sensazione di indipendenza provata a Londra o a Valencia.
Eh vabbe!
august
Si svegliava un desiderio, mentre gli occhi tornavano a vedere i contorni familiari della stanza da letto.
Un desiderio di novità e vite da pellicola, di quelle felici ma non troppo, ricche di eventi e uscite serali.
E poi un piede giù dal letto, per primo l'alluce a condurre i successivi passi verso una routine immobile.
Succede, in agosto, che il tempo solitamente passato a prepararsi per uscire si fermi di fronte a un televisore e ad un lettore dvd. questo capita, in successione, nei seguenti casi:
a) commedie romantiche inedite
b) film già visti ma sorprendentemente dimenticati
c) thriller, di quelli che però poi mi restano conficcati nella memoria per ripresentarsi alla prima occasione.
Oggi, 8 agosto, è il caso di una commedia romantica inedita.
Un desiderio di novità e vite da pellicola, di quelle felici ma non troppo, ricche di eventi e uscite serali.
E poi un piede giù dal letto, per primo l'alluce a condurre i successivi passi verso una routine immobile.
Succede, in agosto, che il tempo solitamente passato a prepararsi per uscire si fermi di fronte a un televisore e ad un lettore dvd. questo capita, in successione, nei seguenti casi:
a) commedie romantiche inedite
b) film già visti ma sorprendentemente dimenticati
c) thriller, di quelli che però poi mi restano conficcati nella memoria per ripresentarsi alla prima occasione.
Oggi, 8 agosto, è il caso di una commedia romantica inedita.
sabato 4 agosto 2012
Blindsided
Cullami, tra i rami di quell'albero in giardino. Cullami tra l'erba e l'odore del muschio che si fa sempre più acceso, quando lo vedo sfocato correre verso di me, con la sua gioia immensa e tutta la sua forza racchiusa in quei movimenti veloci, in quella corsa senza sosta. Cullami in una musica senza fine di meravigliosi riverberi e voci sovrapposte. Un collage di sorrisi e carezze, una visione continua di meraviglia e l'olfatto sempre allietato da odori celestiali.
Un caffè.
Il basilico fresco.
La tua pelle.
Le rose di nonna che ancora crescono rigogliose
La lavanda vicino alla madonnina
E il latte caldo coi cereali la mattina
Ancora non riesco a separarmi da questa canzone, si è aggrappata.
Un caffè.
Il basilico fresco.
La tua pelle.
Le rose di nonna che ancora crescono rigogliose
La lavanda vicino alla madonnina
E il latte caldo coi cereali la mattina
Ancora non riesco a separarmi da questa canzone, si è aggrappata.
venerdì 3 agosto 2012
"Man, it's good to be alive"
Restano le foto appese su una bacheca in una stanza abruzzese, e forse qualche sogno in più di riconciliazioni o vecchie serate piacevoli. Mi porto dietro quattro note al pianoforte, di quelle tristi, tetre e malinconiche che poi però, con un semplice accordo, diventano felici, serene e shpenzierat'. Lo vedo lì, pieno di tasti immobili a chiedermi sempre "ehi, mi suoni un po'?". Vedo le scadenze, e mi sento le manette ai polsi che stringono. Il 5 settembre è sempre più vicino, e poi il 10 e il 12 e il 15. Ma arriverà una fine, perché deve arrivare. E quella fine sarà l'inizio di una grande amicizia tra me e quei due strumenti lasciati lì a impolverarsi. Gli comprerò due impermeabili e un cappello, così potremo allontanarci insieme come in Casablanca.
E vienimi a parlare di quel futuro roseo che ho in testa, ché ne ho proprio bisogno per superare questi esami demm...
E vienimi a parlare di quel futuro roseo che ho in testa, ché ne ho proprio bisogno per superare questi esami demm...
lunedì 30 luglio 2012
C4
Lo respiro io, e lo respira quel salice in giardino dove mi ha lasciato lei e il suo musetto. Lo respirava anche lei, come lo respira Ben, e mia madre, e mio padre. Lo respiravano i miei nonni, e zia bianca, purtroppo anche la sua badante. E le mie sorelle, e i loro amici, ed i miei vecchi amici, e te. Una cosa, una che ci accomuna tutti, e si disintegra insieme a noi. È una cosa straordinaria, vive dopo di noi e con noi. Come se vivessimo oltre 5730 anni. Tra 11.460 anni non ci sarò più del tutto.
Che poi, perché si dice straordinario quando accade qualcosa di singolare? In fondo, è come se si dicesse il contrario: qualcosa di stra-ordinario non dovrebbe essere qualcosa di assolutamente ordinario?
Bevo acqua in una pinta rubata in qualche pub, ascolto Mozart alla ricerca di concentrazione per lo studio di una materia che non ho mai amato, purtroppo. L'occhio mi cade spesso su una copertina. Ci vorrei stare pure io lì dov'è quel ragazzo, in una vasca con gli occhi chiusi e un paio di cuffie per ascoltare un po' di quegli artisti di cui ogni tanto leggo le vite.
L'altro giorno, invece, mi è caduto l'occhio su una pagina totalmente fuori dal programma di studi: parlava del "radiocarbonio", una sostanza che accomuna tutti gli organismi viventi. La assumiamo tutti nel corso delle nostre vite, impercettibilmente, per poi lasciarla disintegrarsi gradualmente quando non saremo più viventi.
Comunque, nessuno si è mai chiesto se l'albero ci restava male a sapere per quanti anni è dovuto restare immobile.
Benedetto sia il C4 e al diavolo la dendrocronologia.
Ma quanto è bella, la cattedrale sommersa.
Restate in onda su "RadioCarbonio"!
Che poi, perché si dice straordinario quando accade qualcosa di singolare? In fondo, è come se si dicesse il contrario: qualcosa di stra-ordinario non dovrebbe essere qualcosa di assolutamente ordinario?
Bevo acqua in una pinta rubata in qualche pub, ascolto Mozart alla ricerca di concentrazione per lo studio di una materia che non ho mai amato, purtroppo. L'occhio mi cade spesso su una copertina. Ci vorrei stare pure io lì dov'è quel ragazzo, in una vasca con gli occhi chiusi e un paio di cuffie per ascoltare un po' di quegli artisti di cui ogni tanto leggo le vite.
L'altro giorno, invece, mi è caduto l'occhio su una pagina totalmente fuori dal programma di studi: parlava del "radiocarbonio", una sostanza che accomuna tutti gli organismi viventi. La assumiamo tutti nel corso delle nostre vite, impercettibilmente, per poi lasciarla disintegrarsi gradualmente quando non saremo più viventi.
Comunque, nessuno si è mai chiesto se l'albero ci restava male a sapere per quanti anni è dovuto restare immobile.
Benedetto sia il C4 e al diavolo la dendrocronologia.
Ma quanto è bella, la cattedrale sommersa.
Restate in onda su "RadioCarbonio"!
domenica 29 luglio 2012
Can A Good Thing Last Forever?
Condividere. Sarebbe a dire, dividere qualcosa con qualcuno. Sarebbe a dire, ancora, possedere qualcosa in comune. Infine, provare qualcosa insieme ad altri. Si perdono i significati profondi di certi verbi, solo perché ne si fa uso ed abuso. Un semplice tasto e passa la paura, pare. Eppure non tutto è condivisibile con tutti, a meno che il desiderio alla base di quel click non sia di far vedere altro, da un semplice "guarda che mi ascolto" ad un più ingegnoso "ecco come mi sento". In ognuno dei due casi, perché condividere anche con chi non può capirti? Perché condividere con chi ascolta, senza sentire davvero quello che ha da dire quel sax..... Can a good thing last forever?
Scelgo di provare qualcosa insieme a persone scelte da me, ai veri amici ed a quelli che lo diventeranno, forse, un giorno.
venerdì 27 luglio 2012
Un moto di rabbia. Un desiderio di fuga da tutto, dalle solite uscite e dalle solite serate a casa, alla ricerca di qualcosa che non c'è, di un tempo che purtroppo è troppo lontano dal presente. Gli anni '20 o i '30 in America, con quei vestiti meravigliosi e quella musica, le persone che ballavano sul jazz, perché era musica nuova, perché lo riuscivano a sentire. Vorrei essere una flapper e rifugiarmi in un mondo di sola musica e danza.
mercoledì 27 giugno 2012
Let Me Be
A parte il caldo, a parte tutto questo osservare le nuvole desiderando di starci in mezzo, a parte le canzoni alla radio sempre uguali tra banjo e "eeh, oooh", a parte gli esami e le cose da studiare che non sono proprio quelle che vorrei studiare, a parte tutto non passano certe cose.
C'è la mancanza dello sfogliare le pagine di un libro che mi intrighi e del piacere di apprendere cose utili ad un futuro che sia mio, non della società. Non so, non riesco a vedermi proprio tra 20 anni, figuriamoci tra 5 o 3. Ma ripeto, a parte tutto, non passano proprio né il desiderio di finirla con tutta questa pagliacciata della laurea e con questi esami dati da professori svogliati, che non hanno alcuna voglia di ascoltare quello che hai da dire, né soprattutto la volontà di arrivare dove sento di dover arrivare.
Tutto il possibile.
C'è la mancanza dello sfogliare le pagine di un libro che mi intrighi e del piacere di apprendere cose utili ad un futuro che sia mio, non della società. Non so, non riesco a vedermi proprio tra 20 anni, figuriamoci tra 5 o 3. Ma ripeto, a parte tutto, non passano proprio né il desiderio di finirla con tutta questa pagliacciata della laurea e con questi esami dati da professori svogliati, che non hanno alcuna voglia di ascoltare quello che hai da dire, né soprattutto la volontà di arrivare dove sento di dover arrivare.
Tutto il possibile.
sabato 23 giugno 2012
Moment's Notice
Non so perché, ogni volta che mi immagino momenti in macchina, me li immagino silenziosi e concentrati. Mi immagino di seguire la strada con il finestrino abbassato, i fari accesi o spenti che siano, una persona al fianco oppure no, e un pezzo qualsiasi di quelli che sto ascoltando ora.
Forse, sono silenziosi perché ne sento e ne dico talmente tante di parole durante il giorno che, almeno nelle fantasie, voglio stare in silenzio. Ma non un silenzio triste, un silenzio che ascolti.
Come quando guardi un bel quadro e non vuoi dire niente per descriverlo, perché vuoi prima pensare bene a cosa dire. Non ho così tante parole da usare, sono sempre le stesse che si ripetono in un interminabile circolo vizioso, però voglio usarle bene.
Blue In Green e passa la paura, e poi Blowing The Blues Away.
Sì, stasera è una serata jazz, perché è l'unica musica che riesce a tenerti compagnia in qualsiasi situazione e a farti stare bene. No Matter What.
Forse, sono silenziosi perché ne sento e ne dico talmente tante di parole durante il giorno che, almeno nelle fantasie, voglio stare in silenzio. Ma non un silenzio triste, un silenzio che ascolti.
Blue In Green e passa la paura, e poi Blowing The Blues Away.
Sì, stasera è una serata jazz, perché è l'unica musica che riesce a tenerti compagnia in qualsiasi situazione e a farti stare bene. No Matter What.
Coltrane
Ha senso stare a letto, leggere delle vite degli altri ed immaginare di partire.
che poi, partire per dove non è assolutamente importante.
Ha senso parlare del nulla, perché non è mai nulla se sentiamo il bisogno di parlarne.
Che poi viene voglia di fare mille foto a tutto, per paura di non ricordarsi com'era, ma sappiamo benissimo che le foto migliori sono quelle che non facciamo.
ad esempio l'abbraccio in cui ci siamo addormentati ieri, la sensazione che ho avuto qualche minuto fa sentendo Say It. Il fatto di dire le cose, anche a raffica.
Dillo che non c'è bisogno di scrivere sempre cose deprimenti, che i momenti belli sono anche quelli in cui sei da solo e ti viene all'improvviso voglia di ballare, di uscire e andare in un posto pieno di candele, musica e enormi cuscini su cui sdraiarsi e guardare in alto.
Dillo che vorresti fare di più, riprendere da dove eri rimasto.
Non mi importa delle cose che so, quelle non contano più perché sono troppo poche.
So che se mi impegno questa finestra può diventare il finestrino di un treno, e questo letto il sedile di un vagone. Ma anche no, anche solo una sala vuota con tante risate e la gioia delle persone che amo. Magari, magari questa stanza può diventare un piccolo saloncino con la musica ad alto volume ed un po' di soddisfazione. In un'altra città, in un'altra vita parte di questa qui.
Lo dico allora, lo dico: voglio partire con questa musica ed un bel sorriso.
t-tisshh, t-tisshh, t-tisshh..
che poi, partire per dove non è assolutamente importante.
Ha senso parlare del nulla, perché non è mai nulla se sentiamo il bisogno di parlarne.
Che poi viene voglia di fare mille foto a tutto, per paura di non ricordarsi com'era, ma sappiamo benissimo che le foto migliori sono quelle che non facciamo.
ad esempio l'abbraccio in cui ci siamo addormentati ieri, la sensazione che ho avuto qualche minuto fa sentendo Say It. Il fatto di dire le cose, anche a raffica.
Dillo che non c'è bisogno di scrivere sempre cose deprimenti, che i momenti belli sono anche quelli in cui sei da solo e ti viene all'improvviso voglia di ballare, di uscire e andare in un posto pieno di candele, musica e enormi cuscini su cui sdraiarsi e guardare in alto.
Dillo che vorresti fare di più, riprendere da dove eri rimasto.
Non mi importa delle cose che so, quelle non contano più perché sono troppo poche.
So che se mi impegno questa finestra può diventare il finestrino di un treno, e questo letto il sedile di un vagone. Ma anche no, anche solo una sala vuota con tante risate e la gioia delle persone che amo. Magari, magari questa stanza può diventare un piccolo saloncino con la musica ad alto volume ed un po' di soddisfazione. In un'altra città, in un'altra vita parte di questa qui.
Lo dico allora, lo dico: voglio partire con questa musica ed un bel sorriso.
t-tisshh, t-tisshh, t-tisshh..
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