Mi sono ripromessa di non parlare più di persone, eppure eccomi qua.
Come si fa a parlare di concetti astratti, quando tutti i giorni si ha a che fare con oggetti e soggetti concreti?
Come si fa a parlare di concetti astratti, quando tutti i giorni si ha a che fare con oggetti e soggetti concreti?
Di mancanze, sì, se ne parla. E di presenze che suscitano affetto, perché riportano alla memoria vecchie conoscenze, anche.
Eppure si parla anche di mani e occhi. Ad esempio le mie mani tremano ogni tanto, soprattutto quando devo parlare in pubblico. I miei occhi si fanno trascinare dal nervosismo ed iniziano a muoversi a destra e a sinistra, alla ricerca di un punto di quiete introvabile. "Stai calma, non è niente".
Ma più ti ripeti mentalmente queste parole, più peggiora la situazione.
Accade la stessa cosa quando mi accorgo che rivedo in una persona atteggiamenti familiari di individui che ho amato, disprezzato e infine cercato di stupire.
Perché malgrado io mi sforzi sempre di non cercare l'approvazione degli altri, è sempre più forte di me.
Mi è rimasta in testa una frase di Kendrick: look inside of my soul and you can find gold and maybe get rich; look inside of your soul and you can find out it never exists.
L'oro lo devo trovare anche io, ma senza cercarlo prima negli altri.