sabato 21 settembre 2013

I've told whole lies with a half smile

Mentre prima, appena scoperta una nuova canzone, non vedevo l'ora di condividerla, adesso detesto l'idea di farla ascoltare a persone di cui so di non poter avere stima.
Come se potessero rovinarla, in qualche modo.

Mi deprime vedere come gli esibizionisti vengano assecondati senza troppe domande e approvati in tutta la loro esagerazione.
I "grammar nazi" che devono sottolineare ad ogni occasione possibile quanto siano "grammar nazi", mi deprimono ancora di più.

Non c'è bisogno di dirlo al mondo, per convincersi di esserlo sul serio.
Non è questione di insicurezza, non ci credo più.
È ostentazione delle proprie capacità; anzi, delle proprie presunte capacità, perché di capacità non si tratta.
Dov'è finita l'intimità? L'apprezzamento e l'arricchimento personale e non alla mercé del mondo?

Mostrare al mondo i tuoi desideri, le tue passioni e i tuoi sogni è un po' come uscire per strada senza vestiti: controproducente e, per certi versi, falso.
Ciò che ami diventa improvvisamente sterile e vuoto, perché non è più solo per te e per chi lo merita.
Oramai condivido solo le cose che scrivo per lavoro.



domenica 15 settembre 2013

and in that pearl I left my heart.

Comunque si parla di cose già lette o assimilate da qualche parte, tempo fa.
Le opinioni che ci siamo fatti, sono frutto di esperienze o di confronti già avvenuti.
I rapporti con le persone sono paragonabili a quelli che creiamo con una canzone: ce ne innamoriamo, la ascoltiamo fino a che non ci stanca e la lasciamo lì, finché non resuscita quel desiderio di ascoltarla di nuovo. Ma quella canzone che ci ha colpito in particolar modo, anche se non le dedichiamo tutto il tempo che le avevamo dedicato in un primo momento, riceve da noi rispetto, ammirazione e sentimenti disimpegnati.
Come certe canzoni ci conquistano più di altre, ci restano sotto pelle per sempre, certe persone ci danno e ricevono da noi più di altre.
I rapporti fraterni o paterni sono esenti da tutto ciò, perché siamo nati con lo stesso sangue nelle vene.
Non voglio svalutare questa canzone o le persone a cui tengo, per poi ricordarmi di amarle e tornare a dimostrarlo. Deve essere una dimostrazione abitudinaria e spontanea.

L'abitudine è di per sé una cosa buona, perché significa che abbiamo trovato qualcuno con cui essere noi stessi in tutto e per tutto, come fossimo a casa nostra. Ma diventa nemica, a volte, quando ci fa dimenticare come si è arrivati a provarla, i bei momenti che l'hanno fatta arrivare nella nostra vita.
Li ho scritti tutti su una pagina del mio diario, perché quei bei momenti restino impressi da qualche parte dove io li possa ricordare e rinsavire, quando l'abitudine mi farà distrarre e svalutare tutto alla ricerca di nuove sensazioni.
Bisogna lottare per stare bene e bisogna lottare affinché la vita di tutti i giorni non ci faccia dimenticare i nostri obiettivi: noi viviamo per noi stessi. Le cose che studiamo, le studiamo per crearci un nostro futuro. La vita di tutti i giorni è una dolce distrazione, ma non ci aiuta a diventare ciò che vogliamo essere in futuro.

Le giornate che passiamo davanti alla tv, ad esempio, sentendoci in colpa perché non stiamo studiando per gli esami o non stiamo facendo nulla di produttivo, sono quelle che non ricorderemo con piacere un giorno, quando non avremo più tutto il tempo a disposizione che abbiamo, invece, adesso. Penseremo avrei potuto ascoltare tutti quegli album che adesso, con questa vita che conduco, non ho il tempo di ascoltare. Invece di pensare agli altri, che riescono meglio di me nelle cose, che viaggiano più di me e vedono più cose di me, che hanno le idee più chiare delle mie, che hanno meno paura di me o più forza di me, mi sarei dovuta concentrare sulla mia vita e su ciò che mi avrebbe resa migliore. A me, non agli altri, che non gestiscono la mia vita ma la loro, e che vivono per migliorare la loro, non la mia.

Ecco perché bisogna lottare per stare bene: per evitare che la pigrizia o la paura di non riuscire ci impedisca di riuscire davvero. Bisogna avere fede nelle proprie capacità, e nelle proprie scelte, e nella propria forza di fronte alle delusioni personali. Una sconfitta non deve impedirci di riprovarci, perché in un modo o nell'altro un giorno riusciremo a sentirci vincitori. L'abitudine non deve far marcire un amore o un'amicizia, ma deve essere un rinforzo, anche in questo caso un incentivo per migliorare.
Sento di aver rinchiuso la purezza dei miei sentimenti per te in una canzone. Ogni volta che premo play, "Give Up The Ghost" mi infonde quel calore che a volte passa, con l'abitudine che spinge per rovinare tutto.

Ecco, ora sto meglio.

sabato 14 settembre 2013

Everything That Happens Will Happen Today

Vorrei abbracciarvi entrambi e ringraziarvi.



Saw the wandrin' eye- inside my heart
Shouts and battle cries- from ev'ry part
I can see those tears- ev'ry one is true
When the door appears- I'll go right through---oooh

I stand in liquid light- like ev'ryone
I built my life with rhymes- to carry on
And it gives me hope- to see you there
The things I used to know- that one fine

Chorus: One fine day
One fine day

In a small dark room- where I will wait
Face to face I find- I contemplate
Even though a man- is made of clay
Ev'rything can change- one fine-

Chorus: One Fine Day...

Then before my eyes- Is standing still
I beheld it there- a city on a hill
I complete my tasks- one by one
I remove my masks- when I am done

Then a piece of mind- fell over me
In these troubled times- I still can see
We can use the stars -- to guide the way
It is not that far- one fine....

Chorus: One fine day
One fine day...


lunedì 2 settembre 2013

Sempre allegri bisogna stare

Formattare un hard disk pieno di conversazioni passate, foto e documenti vari può essere un ottimo modo per capire cosa è cambiato e perché certe persone che un tempo ritenevi amiche non ti riconoscono più.

La cosa ironica è che, in questi anni, l'ho visto dai vostri occhi che qualcosa non vi andava più bene di me. Forse la mancanza di quella esuberanza, del voler parlare di fatti accaduti chissà quando o di cazzate che neanche ricordo. Forse sono cresciuta troppo in fretta, ma da un certo momento in poi non ce l'ho fatta più.

Quella conversazione, poi. Ancora sento il fastidio addosso, il desiderio di vedere realizzati certi gesti che teoricamente dovrebbero venire spontanei. La tengo per evitare che ritorni la voglia di ricontattare persone andate chissà dove.

Cercavo disperatamente di risultare interessante, mi sono resa conto di questo. Cercavo di dire più cose possibili su di me, nei momenti opportuni, così da farmi conoscere e vedere se magari c'era una qualche voglia di sapere altro.

E poi risento quei pezzi registrati a laboratorio o a lezione di pianoforte e mi sale il magone.
Bisogna riprendere da dove si è lasciato tutto. E magari cantare a squarciagola come quei tipi spensierati di ieri sera.
"Sempre allegri bisogna stare!"