lunedì 15 settembre 2014

Esiste forse una via d'uscita definitiva dalla dipendenza da socialità fasulla e dalla passiva ed inutile intromissione nelle vite altrui?
Tante volte si smette di osservare gli altri e tante volte si ricomincia.



giovedì 11 settembre 2014

Somewhere

Da qualche parte ci siamo voluti bene, ci siamo abbracciati, abbiamo riso e sorriso per le stesse cose.
Poi, come accade sempre, ci siamo allontanati e abbiamo iniziato a vivere senza l'altro le nostre giornate.
Ci siamo abituati di nuovo ad un mondo senza quel particolare volersi bene, quegli abbracci e quei sorrisi, fino a che non siamo diventati estranei, l'uno per l'altra.
Abbiamo continuato ad avere persone, amici in comune, che qualche volta ci hanno svelato qualche dettaglio della vita dell'altro. Così, pour parler. 
Ci siamo intravisti per strada, con sorpresa, da lontano, ma suppongo sia parso ad entrambi di vedere un fantasma, un ricordo flebile di qualche momento allegro e di quella conversazione sbagliata in macchina, che pur essendo stata sbagliata, appunto, era inevitabile.
Se adesso ci rivedessimo, dopo tutto questo tempo, sarebbe giusto presentarsi con una stretta di mano, ricordando con apparente ingenuità il nostro nome all'altro e sorridendo, come se non avessimo mai visto sollevarsi i nostri rispettivi angoli della bocca.
Da qualche parte siamo stati amici e da qualche parte tu avresti voluto che fossimo qualcosa di più.
Abbiamo smesso di sentirci per un anno e, quando ci siamo ritrovati, ero io che pensavo di volere che fossimo qualcosa di più. Probabilmente perché sentivo di aver cessato di conoscerti e che tu non provavi ancora gli stessi sentimenti nei miei confronti. E mi chiedevo è così facile smettere di amare e di volersi bene? 
Da una parte, se le cose tra noi non fossero andate così, non avrei mai scoperto il vero amore.
Così è.