mercoledì 26 settembre 2012

"I only stick with you, because there are no others"

Da questo continuare ad interessarsi in modo finto l'uno dell'altro, ne intuisco che avete una gran paura di restare soli, o di non ricevere tutte le attenzioni che ricevevate quando quell'interesse era genuino.
Dal leggere che voi, gente che pubblica ancora quelle liste di domande a cui, da adolescente, chiunque voleva tanto rispondere pubblicamente,  ché nella vita normale nessuno ti chiede queste cose -"il tuo primo bacio? qual è stata l'ultima volta che hai pianto?" - ne intuisco che avete un dannato bisogno di risultare interessanti agli occhi degli estranei, perché probabilmente non lo siete più (o non lo siete mai stati) agli occhi di chi vi conosce bene.
Dal vedere, infine, che scrivete frasi del tipo "mi sono persa un concertone, che rosicata!", quando siamo tutti a conoscenza del fatto che, al di là delle canzoni più famose, non ne avete mai sentito parlare, ne intuisco che vi siete resi conto che le attenzioni saranno tutte rivolte a quel gruppo, per almeno una settimana, e dato che non volete assolutamente perderle, avete bisogno di far vedere al mondo che anche voi condividete e apprezzate quello che apprezzano tutti.
Allora, mi sorge spontanea una domanda: ma voi, in tutto ciò, non provate un po' di pena per voi stessi, sapendo che tutto ciò di cui avete bisogno è l'approvazione degli altri?



martedì 18 settembre 2012

Preserve your memories, they're all that's left you.

Ricordo benissimo quel polipo che volava sul tavolo, e tutte le volte che ho rivisto quella scena, perché non mi stancava mai. Ricordo Paul McCartney in macchina, e la mia richiesta fissa per "HOPPENLIVERENCE!" - ché a cinque anni già parlavo inglese come 'na spada. Ricordo che mi piaceva tantissimo la musica jazz dei primi anni '20, quando papà la metteva a tutto volume e non riuscivo a starmi ferma sul seggiolone, mentre i miei nonni non riuscivano a non ridere.
Ricordo brian, aj, kevin, nick e howie e la paura che mi faceva quel video che alle mie sorelle piaceva tanto; e chi si dimentica la polaroid rosa shocking e tutte le foto scattate agli angoli di casa, giusto per usarla. Ricordo le scintille di Chris, il suo segnale d'allarme, il suo ci vediamo presto, e le ginocchia che cedevano mentre la ascoltavo con andrea al st.giles. Per non parlare della sveglia sempre uguale per tre anni e passa.
Ricordo la pelle d'oca al cervello quando ho sentito Stairway To Heaven e Baba O'Riley, e i loop quotidiani a scapito della pazienza delle mie sorelle. Ricordo la sensazione di respirare meglio solo sentendo Federico, e il sentire mia la frase scrivono tutti canzoni d'amore, ma non per me.
Ricordo quel disco preso a Londra, e walking after you in special modo, prima che se ne appropriassero altri. Ricordo, ancora col sorriso, quegli auricolari e quel lettore mp3 che mi fecero sperare in qualcosa di più, e quel concerto in cui ho riascoltato le estati che volano via.
Ricordo, come fosse ieri, l'unica volta che ho regalato una pagina dal mio quaderno degli scarabocchi scolastici, su cui avevo scritto if the sun refuses to shine, I don't mind , e quel concerto in cui mi sono sentita tanto distante, ma credevo che questa fosse rivolta a me. Ricordo quelle piume sul respiro, e l'odio provato riascoltandole subito dopo essere stata lasciata con un lucchetto al collo, con un crollo psicofisico accompagnato da what if I do.
Non mi scorderò mai la voce di al green e la lacrimuccia che mi scende ogni volta che la riascolto, ché la sento anche io, ancora, quella brezza. E neanche la prima volta che ho suonato una canzone alla batteria.
Ricordo la voce del Conte che mi faceva scoprire all day and all of the night, e Gino ed Ernesto, che mi facevano ritrovare la mia strada vicino al fiume.
Ricordo la gioia immensa e la voglia di saltare fino a che non mi si fosse logorata tutta la colonna vertebrale, e la lisztomania del 15 marzo, che mi invadeva il corpo dopo aver preso la patente.
Ricordo il nuovo significato assunto da don't let me down , il giorno che l'ho suonata assieme a te, in un posto diverso, e il fatto che non mi entrava proprio in testa l'idea che potessi piacerti sul serio. E quella gioia di stare lì, semplicemente a parlare e ad ascoltare kurt, sperando che succedesse qualcosa, ma allo stesso tempo temendo che non sarebbe mai successo niente. Come il giorno che sono tornata a casa e, appena parcheggiata la macchina, è partita house of cards. E nemmeno io volevo esserti amica: volevo semplicemente amarti.
E dopo tutto questo, ricordo il silenzio.
Il giorno che è morto nonno e avevo paura di toccarlo; la prima volta che ho visto mamma piangere; e quella in cui ho visto Ben, come l'ultima in cui ho visto Emily; ricordo quando siamo rimasti a casa, il primo Natale senza i parenti in giro, che prima detestavamo ed ora sembrava così vuoto e privo di gioia; quando non avevamo più nulla da dirci, dopo 2 mesi di parole, e allora ti sei girato e mi hai detto ok, sto per fare una cosa che se non ti va, dimmelo subito.
E chissà se arriverà mai il giorno in cui te lo dirò.
Io non credo proprio.
Tu che dici, Ray?
Io dico che non c'è nulla di cui vergognarsi, se mi piace questa versione e voglio concludere così:






domenica 16 settembre 2012

Bookends

Non ne ho idea. Sul serio, credo non ce la possa avere nessuno.
Non so che cosa voglia significare il finale de Il Laureato, credo solo che sia triste, e mi rende parecchio inquieta. Ogni volta che lo rivedo, mi chiedo se ce la faranno, se riusciranno a rendere quelle incertezze delle certezze, e a vivere come sembra desiderino (perché, in realtà, non sono affatto sicura che vogliano stare insieme per davvero). E poi mi giro, ti guardo e penso "e noi ce la faremo a scappare? Riusciremo a farci forza a vicenda?". E ho paura di ritrovarmi come loro, a ridere per la felicità, per poi lasciarmi prendere dal panico e da domande del tipo e adesso?
Abbiamo entrambi bisogno di certezze e non vogliamo piegarci ad una vita normale, di quelle che sembrano fatte con lo stampino. E io credo (e spero) che riusciremo a far sì che quello per cui stiamo dedicando forze ed energie diventi la nostra personale vita normale.
Però devi guardarmi anche tu, quando mi volto verso di te e cerco appoggio, non fare come Ben.
Ti prego.


sabato 15 settembre 2012

I'm better than this

Già, che cos'erano?
Me lo chiedo anche io, caro Eddie.
Erano semplici, dolci illusioni che si condividono con piacere?
O erano quelle cose che dici e fai perché te lo puoi permettere, quando hai 18 anni?
Cos'erano quei sogni, ti chiedi, che condividevamo assieme tanti anni fa.
Cos'erano quei progetti fatti, lasciati in mezzo alla strada dietro di noi.
Ché pure io sono solo un poro essere umano, come tutti.
E non c'è niente da fa, quando la becchi quella giusta è la fine.
Basta, oggi voglio crogiolarmi nella tua voce, caro Eddie.
Sussurrami nell'orecchio tutto ciò che vuoi, e dammi qualcosa che riecheggi nel mio ignoto futuro.


giovedì 13 settembre 2012

It's always darkest before the dawn

Aspetto il giorno in cui riprenderò in mano l'ipod, lo collegherò al pc e cancellerò tutta quella musica che tenevo soltanto per gli altri, perché andasse bene a tutti quello che sentivo.
Aspetto di mettere tutti i libri dell'università nel terzo ripiano della mia libreria, quello più alto, per poi riprenderli da adulta nostalgica e sorridere delle mirabolanti avventure universitarie, magari realizzata di come sono riuscita a farle evolvere in qualcosa di più simile a quello che ho in testa.
Aspetto di raccogliere tutte le mie energie, prendere quel sacchetto con su scritto 'progettorisparmiperunavitamigliore' , che dovrà essere pieno, e andare dove sento di appartenere.
Aspetto quel momento in cui realizzerò di non volere più conservare dei rapporti di facciata per mantenere lo stato della mia vita sociale ad un livello convenzionalmente dignitoso.
Aspetto la fine di questa canzone, per andare a ripassare e per ritrovare un bel sorrisone post apatia da nuvole.

Regrets collect like old friends
Here to relive your darkest moments
I can see no way, I can see no way
And all of the ghouls come out to play
And every demon wants his pound of flesh
But I like to keep some things to myself
I like to keep my issues drawn
It’s always darkest before the dawn


martedì 11 settembre 2012

So I'll Just Write Some Love To You

Riempimi le pieghe dei polpastrelli della tua polvere, fino a farmi le dita nere come le tue.
Te le ho ristrette ieri: le ho strette alle mie, forte della nostalgia che provavo da tre mesi. Tre mesi lontano, perché non potevo più ascoltarti, non ce la facevo. Mi faceva male il pensiero di doverti ascoltare solo in parte, per la mia incapacità di essere multi-tasking e perché ci sono troppe cose che purtroppo, mi dispiace dirlo, hanno la priorità. Scusami, scusami se non posso essere presente sempre, se ti permetto solo di parlare piano perché ho paura dell'effetto che potrebbe farmi se alzassi la voce, se mi dicessi che sto buttando al vento due anni di studio per concludere una infelice carriera accademica.
Ti chiedo solo di aspettarmi, perché ci sarà un momento in cui sederò davanti a te, ti guarderò intensamente, e crolleranno tutti i castelli di carte e limitazioni che mi sono costruita in questi mesi.
Nel frattempo, al diavolo le false amicizie, al diavolo la sensazione che mi state tutti prendendo per il culo, e al diavolo chi non capisce che non sono cambiata per colpa di una persona, ma sono cambiata grazie ad una persona.
Open your eyes 
Before it's too late


sabato 8 settembre 2012

bah, vabbe

La cosa fondamentalmente assurda è che, da un momento all'altro, le cose che ieri mi facevano ridere oggi mi fanno pena. Per me, perché ridevo tanto da non capirne neanche il motivo. E ora mi sembra tutto una gigantesca nuvola, di quelle che ti si piazzano sulla testa e non ti lasciano finché non sorridi, e allora fanno piovere. Tipo un vecchio film di Chaplin o Buster Keaton: fino all'ultimo si trascinano verso un insolito susseguirsi di eventi negativi, eppure basta fare qualche smorfia e sono di nuovo in piedi. Sai che c'è? C'è che vedo sempre tutte quelle facce, e ricordo quelle giornate a villa o a casa di dav a non fare niente. Ricordo tutto molto bene, ma sembra così lontano e diverso da come lo vedevo in quei momenti, che tanto vale fare spallucce e ascoltare Nina.
Sono molto contenta che voi siate contenti delle vostre vite perfette per facebook, e delle mille foto da far vedere al mondo, perché devono sapere che voi viaggiate e siete cittadini di quel mondo. Non è sarcasmo, sono contenta sul serio. Ma la prossima volta che vi cancellate, per favore, evitate di dire "perché io non ce la facevo più, cioè, tutti che ti guardano il profilo", come se non vi facesse tanto, ma tanto piacere.
In tutto questo andare e tornare, ho capito una cosa: se devi fingere che vada tutto bene, tanto vale restare in contatto anche con chi ti ha fatto a pezzi verbalmente, almeno così avrai l'approvazione degli altri. Se ti è rimasta un po' di integrità - non mentalmente, parlo proprio del tuo corpo, se hai ancora qualche pezzo ancora integro dopo tutti quei vomiti orrendi di parole - e coerenza, e desiderio di fiducia reciproca, e certezze sbiadite, allora lascia perdere. Questa razza di gente, la vedrai ricomparire solo quando ti accadrà qualcosa di davvero brutto, e loro vorranno far finta di tenerci e di volerti stare vicino.  Sai no?! Se morissi adesso e non potessi più parlare e difendermi, sono sicura che si farebbero tutti vivi (BUAHAHAHAH.. ), e sarebbero tutti pronti a descrivermi. E a quel punto io vorrei tanto diventare uno zombie.
Forse dovrei farne anche io una cronistoria, di tutte quelle foto che ho staccato dalla bacheca. Almeno avrebbe ancora senso tenersele.
Secondo me Aretha voleva chiamarla:"Na Catena De Stronzi", e comunque Joe è più cattivo: