Ad esempio, ieri sera ho parlato di più. Eppure oggi mi sento a disagio per averlo fatto, come avessi reagito a scoppio ritardato ad un mio sorprendente miglioramento nelle relazioni sociali che mi rendono particolarmente imbarazzata.
Mi sento davvero..."blah". Non trovo altri termini adatti a descrivere meglio questo totale... "blah".
Perché, mi chiedo, è tanto difficile ormai essere cristallini? È una questione di istinto quella di evitare totalmente la genuinità? Voglio dire, chi diavolo ha insegnato ai ragazzini a trattare male quelle che gli piacevano, ad esempio?! Quale cervello bacato ha avuto questa malsana idea? Istinto un cazzo.
Chi è che ci ha insegnato a fingere di andare d'accordo con qualcuno per quieto vivere, invece di dirgli direttamente in faccia "ehi, ma vinci un premio per la stronzaggine?". Preservazione un cazzo.
Che poi alla fine, è vero che ultimamente siamo tutti propensi ad una socialità fasulla.
sabato 15 dicembre 2012
Corale
Un giorno prendi il tuo computer, cominci i soliti voli pindarici sul web, scorri pagine e pagine di nulla e vite di altri, e poi ti imbatti nella vita di un ragazzo della tua età e ritorna quella sensazione di fallimento totale. Ascolti la sua musica ed è splendida, piena di sensazioni e sentimento e storie da raccontare. Storie che tu non hai vissuto, quindi non puoi capire né conoscere, ma che non possono non piacerti.
Quel ragazzo ha 22 anni, come me: suona da quando era bambino, ama suonare e ha spinto al massimo per arrivare dove sta riuscendo ad arrivare. È stato ammesso in scuole prestigiose di New York, alla Berklee, ha vinto premi su premi e continuerà a vincerli perché se li merita tutti.
Leggo di tutte queste esperienze di vita vissuta in quei soli 22 anni: guardo i miei 22 anni di vita e mi sento indietro come se stessi ancora in panciolle, a mangiare attraverso il cordone ombelicale della placenta gentilmente concessami da mia madre. Sento di non aver fatto abbastanza e di dover fare ancora troppo. Passo le giornate a scrivere di vite di altri, di musicisti che non conosco neanche bene e che devo imparare ancora a conoscere. Ho scaffali di libri che devo leggere da anni, e se ne è da poco aggiunto uno di 1000 e passa pagine. Sto per laurearmi in una triennale che non mi ha dato molto, e ho tante di quelle aspirazioni per la testa che neanche ti immagini.
Eppure, a volte, mi rendo conto di avere tutte queste aspirazioni perché mi piacerebbe essere brava, davvero, in qualcosa di specifico: mi piacerebbe avere il talento da sceneggiatrice di Amy Sherman-Palladino o la conoscenza musicale di Lane (ché anche se non esiste, so che c'è qualcuno che ne sa quanto lei e di più e quel qualcuno ancora non sono io). Mi piacerebbe suonare e sapere di cosa si parla, come tutti i musicisti che ho imparato a conoscere in questi due anni di vita insieme ad uno di loro. Io non sono una batterista. Io non sono una pianista. Sono un'aspirante tale (in entrambi i campi) da anni, perché continuo a caricarmi di aspirazioni e di "da grande vorrei essere", senza mai soffermarmi davvero su niente. Il pensiero di lasciare tutto quello che ho iniziato, ma allo stesso tempo la consapevolezza di avere iniziato tutto senza dargli la minima possibilità di durare nel tempo, mi convincono ancora di più del fatto che è arrivato il momento di cambiare un po' tutto. Poche aspirazioni, quelle giuste. E tutta la passione per farle durare. E quella non manca proprio.
Mi sono stancata della superficialità della mia vita.
Ringrazio per il vomito di parole e l'incoraggiamento inconsapevole: http://www.enricozanisi.com/bio.html
Quel ragazzo ha 22 anni, come me: suona da quando era bambino, ama suonare e ha spinto al massimo per arrivare dove sta riuscendo ad arrivare. È stato ammesso in scuole prestigiose di New York, alla Berklee, ha vinto premi su premi e continuerà a vincerli perché se li merita tutti.
Leggo di tutte queste esperienze di vita vissuta in quei soli 22 anni: guardo i miei 22 anni di vita e mi sento indietro come se stessi ancora in panciolle, a mangiare attraverso il cordone ombelicale della placenta gentilmente concessami da mia madre. Sento di non aver fatto abbastanza e di dover fare ancora troppo. Passo le giornate a scrivere di vite di altri, di musicisti che non conosco neanche bene e che devo imparare ancora a conoscere. Ho scaffali di libri che devo leggere da anni, e se ne è da poco aggiunto uno di 1000 e passa pagine. Sto per laurearmi in una triennale che non mi ha dato molto, e ho tante di quelle aspirazioni per la testa che neanche ti immagini.
Eppure, a volte, mi rendo conto di avere tutte queste aspirazioni perché mi piacerebbe essere brava, davvero, in qualcosa di specifico: mi piacerebbe avere il talento da sceneggiatrice di Amy Sherman-Palladino o la conoscenza musicale di Lane (ché anche se non esiste, so che c'è qualcuno che ne sa quanto lei e di più e quel qualcuno ancora non sono io). Mi piacerebbe suonare e sapere di cosa si parla, come tutti i musicisti che ho imparato a conoscere in questi due anni di vita insieme ad uno di loro. Io non sono una batterista. Io non sono una pianista. Sono un'aspirante tale (in entrambi i campi) da anni, perché continuo a caricarmi di aspirazioni e di "da grande vorrei essere", senza mai soffermarmi davvero su niente. Il pensiero di lasciare tutto quello che ho iniziato, ma allo stesso tempo la consapevolezza di avere iniziato tutto senza dargli la minima possibilità di durare nel tempo, mi convincono ancora di più del fatto che è arrivato il momento di cambiare un po' tutto. Poche aspirazioni, quelle giuste. E tutta la passione per farle durare. E quella non manca proprio.
Mi sono stancata della superficialità della mia vita.
Ringrazio per il vomito di parole e l'incoraggiamento inconsapevole: http://www.enricozanisi.com/bio.html
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