venerdì 13 dicembre 2013

Marching the hate machines

Quando parlo troppo poco e quando parlo troppo.
La via di mezzo mi è sconosciuta.
O la bocca cucita, oppure la ciabatta.
Che poi, perché si dice "ha la bocca a ciabatta"?


Comunque sia, non sono contenta di me.
Se si comportassero così nei miei confronti, io ci resterei malissimo.
Perché, quando non si sa di cosa parlare con una persona, si deve parlare di altre persone?
Perché, quando è così e il disagio mi assale, non riesco a selezionare le cose da dire?

Voglio stare in silenzio per 6 mesi.

Ricordo quando:



Who's the enemy, here?

sabato 21 settembre 2013

I've told whole lies with a half smile

Mentre prima, appena scoperta una nuova canzone, non vedevo l'ora di condividerla, adesso detesto l'idea di farla ascoltare a persone di cui so di non poter avere stima.
Come se potessero rovinarla, in qualche modo.

Mi deprime vedere come gli esibizionisti vengano assecondati senza troppe domande e approvati in tutta la loro esagerazione.
I "grammar nazi" che devono sottolineare ad ogni occasione possibile quanto siano "grammar nazi", mi deprimono ancora di più.

Non c'è bisogno di dirlo al mondo, per convincersi di esserlo sul serio.
Non è questione di insicurezza, non ci credo più.
È ostentazione delle proprie capacità; anzi, delle proprie presunte capacità, perché di capacità non si tratta.
Dov'è finita l'intimità? L'apprezzamento e l'arricchimento personale e non alla mercé del mondo?

Mostrare al mondo i tuoi desideri, le tue passioni e i tuoi sogni è un po' come uscire per strada senza vestiti: controproducente e, per certi versi, falso.
Ciò che ami diventa improvvisamente sterile e vuoto, perché non è più solo per te e per chi lo merita.
Oramai condivido solo le cose che scrivo per lavoro.



domenica 15 settembre 2013

and in that pearl I left my heart.

Comunque si parla di cose già lette o assimilate da qualche parte, tempo fa.
Le opinioni che ci siamo fatti, sono frutto di esperienze o di confronti già avvenuti.
I rapporti con le persone sono paragonabili a quelli che creiamo con una canzone: ce ne innamoriamo, la ascoltiamo fino a che non ci stanca e la lasciamo lì, finché non resuscita quel desiderio di ascoltarla di nuovo. Ma quella canzone che ci ha colpito in particolar modo, anche se non le dedichiamo tutto il tempo che le avevamo dedicato in un primo momento, riceve da noi rispetto, ammirazione e sentimenti disimpegnati.
Come certe canzoni ci conquistano più di altre, ci restano sotto pelle per sempre, certe persone ci danno e ricevono da noi più di altre.
I rapporti fraterni o paterni sono esenti da tutto ciò, perché siamo nati con lo stesso sangue nelle vene.
Non voglio svalutare questa canzone o le persone a cui tengo, per poi ricordarmi di amarle e tornare a dimostrarlo. Deve essere una dimostrazione abitudinaria e spontanea.

L'abitudine è di per sé una cosa buona, perché significa che abbiamo trovato qualcuno con cui essere noi stessi in tutto e per tutto, come fossimo a casa nostra. Ma diventa nemica, a volte, quando ci fa dimenticare come si è arrivati a provarla, i bei momenti che l'hanno fatta arrivare nella nostra vita.
Li ho scritti tutti su una pagina del mio diario, perché quei bei momenti restino impressi da qualche parte dove io li possa ricordare e rinsavire, quando l'abitudine mi farà distrarre e svalutare tutto alla ricerca di nuove sensazioni.
Bisogna lottare per stare bene e bisogna lottare affinché la vita di tutti i giorni non ci faccia dimenticare i nostri obiettivi: noi viviamo per noi stessi. Le cose che studiamo, le studiamo per crearci un nostro futuro. La vita di tutti i giorni è una dolce distrazione, ma non ci aiuta a diventare ciò che vogliamo essere in futuro.

Le giornate che passiamo davanti alla tv, ad esempio, sentendoci in colpa perché non stiamo studiando per gli esami o non stiamo facendo nulla di produttivo, sono quelle che non ricorderemo con piacere un giorno, quando non avremo più tutto il tempo a disposizione che abbiamo, invece, adesso. Penseremo avrei potuto ascoltare tutti quegli album che adesso, con questa vita che conduco, non ho il tempo di ascoltare. Invece di pensare agli altri, che riescono meglio di me nelle cose, che viaggiano più di me e vedono più cose di me, che hanno le idee più chiare delle mie, che hanno meno paura di me o più forza di me, mi sarei dovuta concentrare sulla mia vita e su ciò che mi avrebbe resa migliore. A me, non agli altri, che non gestiscono la mia vita ma la loro, e che vivono per migliorare la loro, non la mia.

Ecco perché bisogna lottare per stare bene: per evitare che la pigrizia o la paura di non riuscire ci impedisca di riuscire davvero. Bisogna avere fede nelle proprie capacità, e nelle proprie scelte, e nella propria forza di fronte alle delusioni personali. Una sconfitta non deve impedirci di riprovarci, perché in un modo o nell'altro un giorno riusciremo a sentirci vincitori. L'abitudine non deve far marcire un amore o un'amicizia, ma deve essere un rinforzo, anche in questo caso un incentivo per migliorare.
Sento di aver rinchiuso la purezza dei miei sentimenti per te in una canzone. Ogni volta che premo play, "Give Up The Ghost" mi infonde quel calore che a volte passa, con l'abitudine che spinge per rovinare tutto.

Ecco, ora sto meglio.

sabato 14 settembre 2013

Everything That Happens Will Happen Today

Vorrei abbracciarvi entrambi e ringraziarvi.



Saw the wandrin' eye- inside my heart
Shouts and battle cries- from ev'ry part
I can see those tears- ev'ry one is true
When the door appears- I'll go right through---oooh

I stand in liquid light- like ev'ryone
I built my life with rhymes- to carry on
And it gives me hope- to see you there
The things I used to know- that one fine

Chorus: One fine day
One fine day

In a small dark room- where I will wait
Face to face I find- I contemplate
Even though a man- is made of clay
Ev'rything can change- one fine-

Chorus: One Fine Day...

Then before my eyes- Is standing still
I beheld it there- a city on a hill
I complete my tasks- one by one
I remove my masks- when I am done

Then a piece of mind- fell over me
In these troubled times- I still can see
We can use the stars -- to guide the way
It is not that far- one fine....

Chorus: One fine day
One fine day...


lunedì 2 settembre 2013

Sempre allegri bisogna stare

Formattare un hard disk pieno di conversazioni passate, foto e documenti vari può essere un ottimo modo per capire cosa è cambiato e perché certe persone che un tempo ritenevi amiche non ti riconoscono più.

La cosa ironica è che, in questi anni, l'ho visto dai vostri occhi che qualcosa non vi andava più bene di me. Forse la mancanza di quella esuberanza, del voler parlare di fatti accaduti chissà quando o di cazzate che neanche ricordo. Forse sono cresciuta troppo in fretta, ma da un certo momento in poi non ce l'ho fatta più.

Quella conversazione, poi. Ancora sento il fastidio addosso, il desiderio di vedere realizzati certi gesti che teoricamente dovrebbero venire spontanei. La tengo per evitare che ritorni la voglia di ricontattare persone andate chissà dove.

Cercavo disperatamente di risultare interessante, mi sono resa conto di questo. Cercavo di dire più cose possibili su di me, nei momenti opportuni, così da farmi conoscere e vedere se magari c'era una qualche voglia di sapere altro.

E poi risento quei pezzi registrati a laboratorio o a lezione di pianoforte e mi sale il magone.
Bisogna riprendere da dove si è lasciato tutto. E magari cantare a squarciagola come quei tipi spensierati di ieri sera.
"Sempre allegri bisogna stare!"

sabato 20 luglio 2013

ci ho cliccato, finalmente.

Non ho altri argomenti interessanti di cui parlare: qualsiasi cosa mi venga in mente, riguarda sempre le persone.
Esiste un modo per non parlare delle persone?
Persino parlando di musica si parla per forza di cose di chi la suona, di come la suona.
Dovrebbero inventare un dispositivo per riconoscere le grandi idee che ti passano per la testa.
Dovrebbero dire alle persone quanto è facile ritrovarsi così: cominciare, da un giorno all'altro, a fare quello che ti eri prefissata.
Dovrebbero darci la certezza che rimanga così, che non ci portino via quello che abbiamo trovato e che non si rovini col tempo.


venerdì 12 luglio 2013

Abbracciabile tu

Quell'abbraccio lì, quello con le gambe che ti cullano involontariamente e le spalle che ti coprono la bocca, come ad impedirti di dire qualsiasi cosa che possa rovinare il momento.
Vorrei poterla ascoltare a volume altissimo. 


mercoledì 26 giugno 2013

sussulti, singhiozzi e disprezzo per me stessa

Controllo delle emozioni inesistente, pianti ogni volta che si alza la voce e impossibilità di controbattere razionalmente. Non so essere aggressiva quando devo, non riesco a esprimere quello che ho in testa e il perché ho reagito così. Perché non ci riesco?


giovedì 20 giugno 2013

Scoprire Unamuno

Tradizione, da tradere, equivale a 'consegna', è ciò che passa dall'uno all'altro, trans, un concetto affine a quelli di trasmissione, trasferimento, trasloco. Ma ciò che passa rimane, perché esiste qualcosa che fa da sostrato al perpetuo flusso delle cose. Le onde della storia, con il loro rumore e la schiuma che riverbera al sole, si muovono su di un mare continuo, profondo, immensamente più profondo rispetto allo strato che ondeggia su di un mare silenzioso il cui fondo non è mai toccato dal sole. Tutto ciò che i giornali raccontano ogni giorno, tutta la storia del 'presente momento storico', non è che la superficie del mare... I giornali non dicono nulla della vita silenziosa dei milioni di uomini senza storia che ad ogni ora del giorno e in tutti i paesi del mondo si alzano a un ordine del sole e vanno nei loro campi a proseguire l'oscuro e silenzioso lavoro quotidiano ed eterno, quel lavoro che, come quello delle madrepore oceaniche, costruisce le fondamenta su cui si innalzano gli isolotti della storia. Questa vita intra-storica, silenziosa e continua come il fondo stesso del mare, è la sostanza del progresso, la vera tradizione, la tradizione eterna, non la tradizione falsa che si cerca di solito nel passato sepolto in libri e carte, e monumenti, e pietre. [...] La tradizione eterna è il fondo dell'essere stesso dell'uomo. L'uomo, ecco cosa dobbiamo cercare nella nostra anima. E invece, assistiamo a un vero e proprio furore che spinge a cercare in se stessi gli aspetti meno umani, la cecità giunge al punto di chiamare originali le cose meno originali. Perché l'originalità non sta nella smorfia, nella posa, nella distinzione, nell'originalità; la vera originalità sta nell'originario, nell'umanità che è in noi. Gran follia quella di volerci spogliare dal fondo comune a tutti, dalla massa identica su cui si modellano le forme differenziali di ciò che ci fa somigliare e ci unisce, di ciò che ci rende prossimi, dalla madre dell'amore, dall'umanità; insomma, dall'uomo, dal vero uomo, dall'eredità della specie! Quanti sforzi per far regnare la pseudo-originalità, la distinzione, la smorfia, la caricatura, quello che ci arriva da fuori! Diamo più valore alla fattura che all'oro, e, naturalmente, i falsi sono più numerosi. Preferiamo l'arte alla vita, quando la vita più umile ed oscura vale infinitamente di più della più grande opera d'arte.
Unamuno, "En torno al casticismo" 

sabato 15 giugno 2013

All that's living can't be hurt, and that's the end of innocence.

Parole, foto, sorrisi e mare.
Ricordi di due estati fa, sentori odierni.
Respiri, carezze e dita aggrovigliate.
E di nuovo viaggi, treni, sguardi all'orizzonte ed espressioni di meraviglia.
Concerti, musica, salti, sudore e possibili lacrime.
Sole, verde, chitarre e vento.
E il rumore delle onde.
Tutto questo, in un album.

venerdì 7 giugno 2013

"I'm only good at being young"

Quando sento il bisogno di sentire John Mayer, vuol dire che le cose non vanno proprio benissimo.
E se io partissi e tu non volessi più venire con me?
E se questo periodo non fosse solo un periodo?


domenica 2 giugno 2013

It's Still Pretty

Ricordo periodi di musica e gioia come fosse ieri, ma appena provo a riascoltare quei brani non sento più niente. Di notte rivivo quei periodi assieme a persone e in luoghi che non frequento più. Sto regredendo o cosa?

sabato 25 maggio 2013

Quello che avevo per la testa

Le penne troppo scorrevoli ti danno la sensazione di non avere affatto in mano la tua vita. Tutto ciò che scrivi si riduce a sgorbi di dubbia natura, simili a lettere dell'alfabeto solo per chi sa fare buon uso dell'immaginazione.
Le persone che scrivono di odiare chi riesce ad essere felice con poco ed in poco tempo, (e poi cercano di apparire migliori con frasi ad effetto e stupidi riferimenti sessuali, "perché io sono una donna emancipata e posso parlare di orgasmi senza schifarmi, cioè"), sono da evitare come la peste. Rinchiudetevi in una stanza buia ed invidiatevi tra di voi, invece di sputare addosso a chi non ha alcun bisogno di fare confronti inutili. 
L'odio dell'odio è ormai inflazionato, ma mi sembra anche giusto. 
Credo avesse ragione Celine ad aver paura che l'emancipazione femminile fosse stata inventata dagli uomini, così da convincere le donne che essere libere e disinibite sia un modo per dimostrare la propria indipendenza.
How I Met Your Mother mi fa venire voglia di ali di pollo e bistecche al sangue, e poi mi intristisco quando vedo le foto di animali ammazzati su facebook. Sono un cliché vivente, eccome se lo so.
Sebbene io dica di non essere credente, ultimamente ho invocato l'eterno riposo per una persona, anche se l'ho vista solo tre volte, ma era un tesoro più inestimabile di quanto lo fossi io ogni volta che mi salutava. 
Sebbene io dica di non essere credente, sono fermamente convinta del fatto che le reazioni positive o negative della vita dipendano dalle nostre azioni, quelle compiute in questa vita o in quelle precedenti. 
Ma, allo stesso modo, sono convinta che il fatto che mia madre abbia così tanta fede da fare per cinque persone, ci sia di una qualche protezione. 
Krystle Warren ha una voce meravigliosa, tanto che prima mi ha riempito le ossa. 






giovedì 9 maggio 2013

?

Cos'è la cultura? La cultura è tutto ciò che non sai ancora, che ti osserva da lontano schernendoti per la tua ignoranza crassa.

Il futuro è mio (?).


domenica 5 maggio 2013

Birth Of The Cool

Tipo adesso, Vinylmania mi ha fatto venire voglia di ascoltare Birth Of The Cool su vinile. Come se ascoltarlo in mp3 non mi potesse dare le stesse emozioni. Nella mia futura casa avrò quella puntina di diamante e tanti dischi su cui farla scorrere.



sabato 4 maggio 2013

"Lasciamoci guidare dalla bellezza nera"

 

 Ammiro Buddy Bolden, Bessie Smith ed Elizabeth Eckford.
Li ammiro perché camminavano a testa alta, mentre il mondo gli tirava addosso pietre e sputava sui loro volti innocenti.
Disprezzo chi ascoltava la musica black e pensava ai musicisti solo come a schiavi su un palcoscenico; per non parlare di quelli che cercavano di imitarla e che poi, solo perché ariani, sono arrivati a noi come "i pionieri del jazz". "Jass" significava "avere un orgasmo" nella Louisiana dell'800, quindi diventava automaticamente "musica scabrosa", ma è bastato farla suonare a uno come Benny Goodman e subito l'hanno amata tutti. Elvis sarebbe mai diventato famoso se non fosse stato per Big Mama Thornton?

Tutto questo per dire quanto mi fa schifo il sorriso di quei due sulla sinistra, mentre si fanno immortalare davanti agli strani frutti degli alberi del Sud. Sarete stati credenti sicuramente, avrete ringraziato Dio per non essere nati neri.
Ma se fossi nata in quegli anni,  sarei stata anche io come loro?
Non posso dire con certezza no, perché non sono cresciuta con la loro mentalità bacata. Tanto bastava avere qualcosa di extra-ordinario, anche solo i capelli rossi, per incutere timore.
Ma posso dire che in un'altra vita, voglio rinascere nera. Nera, roscia e vaffanculo a tutti.


sabato 20 aprile 2013

"Quello che sono è tutto quello che ho"

"Quello che sono è tutto quello che ho"
 
Era la battuta di un film: non l'ho mai dimenticata, chissà perché. Ci ho provato tante volte, perché mi dà fastidio pensare che possa essermi rimasta attaccata in questo modo. Eppure è la prima frase che mi viene alla mente ogni volta che mi fermo un attimo e mi chiedo ma che cazzo sto facendo.
Forse sono io che non voglio rispecchiarmici o forse è semplicemente pigrizia, perché non ho parole mie per definire quello che sono. Io so solo quello che non voglio essere.
 
Quello che amo, lo amo per gli altri o per me stessa?
Quello che dico, lo dico per gli altri o per me stessa?
Quello che ascolto, lo ascolto per gli altri o per me stessa?
 
Fin quando si può dire di essere capaci di decidere per se stessi?
 



Forse è vero, anzi sicuramente è così, che pretendo sempre di più da me, ma mi viene da pensare che tutto quello che ho mi sia stato gentilmente e immeritatamente regalato da non so chi: in fondo, ultimamente non è che io stia dando prova di meritarmi niente. La superficialità è una parte importante del mio carattere, e vorrei tanto che non lo fosse. Se solo una piccola parte di me non si rendesse conto dell'inutilità di queste giornate, le passerei tutte in panciolle a chiedermi perché non faccio qualcosa di produttivo, invece.
Mi sento la brutta copia di una che potrebbe fare molto di più.
 
 


lunedì 18 marzo 2013

non lo so

Autenticità, questa conosciuta.
Conosciuta da tutti, eppure apprezzata da pochi: per non parlare del fatto che anche se la apprezzi non è detto che tu la conosca davvero e viceversa.

Al diavolo la pigrizia, ho una montagna di cose da fare e voglio portarle a termine il prima possibile.
Conservo sempre la mia Esperanza.
Spalding.


venerdì 1 marzo 2013

Yes, you can tie yourself to someone like this.

Tra un mese parto. Dieci giorni fuori e aria nuova da respirare. Era ciò che sognavo, ma con te.
Riuscirò ad apprezzare tutto, anche se non potrò condividere ogni singolo battito di ciglia, ogni sguardo di stupore ed ogni indigestione di paesaggi urbani e non, con te. Ma so già che non sarà la stessa cosa, e che vorrò prendere la macchina fotografica anche per fotografare l'asfalto, pur di darti l'impressione di esserci stato. E ti ci porterò.

Ormai siamo stuck together pieces anche noi.



mercoledì 20 febbraio 2013

Passing Afternoon

Oggi, come ieri, sui libri. Lo dice pure Beam, ci sono periodi che ti passano accanto come fanno certi pomeriggi.  Tipo questi passati a studiare cose inutili e a sognare il momento in cui non farò altro che saltare e urlare dalla gioia con un pezzo di carta in mano con su scritte cose importanti e significative.. o che almeno dovrebbero esserlo.

Vorrei viaggiare, andare in America e fare un benedetto roadtrip. In Scozia. In Norvegia. In Groenlandia. In Polo Nord. In Finlandia. In Cile. In Africa. Vorrei portare con me tutte le persone con cui vorrei condividere quei paesaggi.
E invece sto qui, a studiare l'articolo, il complemento diretto e indiretto in spagnolo.
Miserere.




sabato 9 febbraio 2013

Oceano

Una di quelle persone che non vogliono saperne della tua personalità e che vogliono vedere solo ciò che hai di simile agli altri, così da poterti definire ingiustamente superficiale o addirittura inutile.
Restare male perché non ti vogliono più cercare è solo una delle fasi che dovrai passare. Poi ci sarà la malinconia, il dubbio, il finto menefreghismo e infine l'apatia. Già. Non è così male alla fine, se ci pensi. Fondamentalmente è importante rendersi conto di non voler sottostare al giudizio di persone di cui non ti fidi e non ti fiderai mai, e che sebbene tu senta la loro mancanza, in realtà è solo il riflesso di un bisogno di scavare a fondo in quei cervelli che non ti hanno voluto dare niente a parte un sorriso di circostanza. Tu non senti la loro mancanza, senti la mancanza della possibilità di conoscerli o di dire di averli conosciuti davvero.
Sarebbe comodo evitare il più e il meno, arrivare subito al dunque e parlare di quello che non va davvero in te o anche di quello che va, sorprendentemente. Sarebbe facile evitare di parlare del tempo, delle cose materiali che ci piacciono e arrivare alle cose importanti.
Eppure sento di poter definire amica una persona che conosco a malapena, mentre mi ritrovo a denigrare quelli che conosco da anni, perché in realtà ho conosciuto solo la loro personalità in potenza e appena è diventata atto, addio.
Dosando le parole e le dichiarazioni, ho scoperto molte più cose che parlando a sbafo e ascoltando risate fasulle. Che poi, perché uno dovrebbe voler ridere per finta? A che pro?
Assecondare non è la risposta. Magari potessimo essere tutti più schietti, invece di nascondere l'invidia dietro a frecciatine acide e la consapevolezza che quella persona è invidiosa di te dietro a finte pose disagiate. Il secondo caso sono io, ancora per poco.






venerdì 4 gennaio 2013

Cravings

Manca il diario cartaceo, con le pagine grandi e immacolate da riempire di assurdità.
Ho scoperto che questa è l'epoca in cui si ricerca l'eudemonismo, fondamentalmente perché nessuno ci ha dato alternativa. Si può fuggire dalla ricerca della felicità, quella che si trova solo in mezzo alla quantità abnorme di beni materiali, di app e cellulari col wifi sempre acceso, andando al parco.
Anche solo ascoltare la musica è, in qualche modo, una opportunità data dall'eudemonismo. La cosa è frustrante.