giovedì 13 maggio 2021

Vorrei viaggiare. Vorrei essere più intraprendente. Vorrei trascorrere delle giornate diverse e non vivere nella costante attesa di momenti vivi, nuovi, lontani dalla routine. Che poi cosa vuol dire momenti vivi. Vorrei non avere l'affanno da ansia, perché non la sto più sfogando sulle mie dita (e non ho smesso davvero quando ho scritto il post precedente, chissà se anche stavolta sarà così oppure no). Vorrei essere contenta del lavoro che faccio, anche perché solo un anno e qualche mese fa ero entusiasta, felice, mi sentivo sulla buona strada per un futuro di realizzazione e traguardi raggiunti. Invece adesso mi sento completamente disillusa, insicura, affranta da continue illusioni e sogni di gloria che poi finiscono in fumo. Vorrei dire ad alta voce tutto quello che tengo dentro, custodito nell'anticamera del cervello. 

Da piccoli, nessuno ci insegna a gestire i momenti di sconforto e ad affrontare quel periodo in cui smetti di pensare che un giorno riuscirai a diventare tutto ciò che sogni e inizi a centellinare i desideri, con la speranza che così facendo qualcosa si realizzi davvero. Da piccoli ci sentiamo tutti più grandi di noi stessi: il mondo è pronto per accoglierci e darci tutto ciò che ha da offrire. Almeno io mi sentivo così. Vittima di tutti i film che ho visto e da cui ho preso in prestito molte emozioni. Vorrei avere padronanza delle cose che scrivo, sentirmi sicura del significato di ogni parola o segno di punteggiatura che metto su carta. Invece ciclicamente ritorna questo senso di profonda inadeguatezza. Non sono abbastanza brava a scrivere, non sono abbastanza brava ad esprimermi, non sono abbastanza brava a presentarmi, a gestire responsabilità che sento estranee. La voce guida dell'applicazione di mindfullness che uso, suggerisce di fare caso a quando ci si identifica con i pensieri e a mantenere sempre una distanza di sicurezza tra i pensieri e le emozioni. Ecco, oggi non ci sto riuscendo. Domani, forse, sarà diverso. 

Oggi ho fame d'aria. E di vita. E di.